Sana e robusta
Su Il Tempo - 25/05/2026
Elly Schlein, udite udite, ha finalmente annunciato il programma del Pd: «Attuare fino in fondo, articolo per articolo, la nostra Costituzione antifascista». «Antifascista», naturalmente, perché senza l’attributo liturgico il proclama rischiava di sembrare soltanto vuoto, anziché vuoto e scorretto. Dunque la segretaria dem può evitare l’incombenza plebea di presentare una linea, proposte, coperture. Basta dare pieni poteri a Roberto Benigni e fargli declamare la Carta più bella del mondo in prima serata una volta espugnata TeleMeloni.
Che significa, poi, attuare la Costituzione articolo per articolo? In quale ordine? Con quali leggi? Con quale bilancio? Con quale interpretazione? La Costituzione non è un foglio Excel del Nazareno. È un patto politico-giuridico aperto, da mediare in Parlamento. Dire «il nostro programma è la Costituzione» equivale a dire «il nostro menù è l’agricoltura». È una supercazzola.
La Costituzione, spiace informare Schlein, non è né può essere un programma. È la cornice, il campo di gioco, non la formazione. Nel suo perimetro possono convivere visioni diverse, anche opposte. E qui sta il trucco: io non propongo una linea di parte, attuo la Carta. Tu non hai un orientamento diverso, tradisci la Repubblica. Io incarno i valori, tu sei un problema di ordine pubblico.
Poi c’è l’aggettivo «antifascista». Nel testo della Costituzione la parola non compare, né compaiono derivati. Compare, nelle disposizioni transitorie e finali, il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista: non un lasciapassare per scomunicare come mussoliniano il governo in carica, l’intellettuale non allineato o chi ha votato «male». La Costituzione, più che antifascista, è antitotalitaria: impedisce al potere, anche quello con la spilletta giusta, di diventare padrone della coscienza, della parola, della cultura, della proprietà. È liberale, pluralista, garantista, democratica. Non consegna alla sinistra il monopolio della virtù.
Se Schlein procedesse davvero «articolo per articolo», peraltro, incontrerebbe una Costituzione molto meno schleiniana di quanto immagini. Articolo 21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero». Tutti. Non «tutti quelli che hanno superato il test dell’Anpi». Anche gli antipatici, i reazionari, i sovranisti, i Pro Vita, i remigrazionisti, quelli che non accettano che ogni desiderio sia imposto come «diritto» e ogni obiezione bollata come «odio». L’articolo 21 è una meravigliosa seccatura per chi sogna buoni sentimenti amministrati da cattivi censori. Idem l’articolo 3: tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzione, tra l’altro, di opinioni politiche. Niente serie A per gli elettori progressisti e libertà vigilata per gli altri. E poi? Il 12 sul tricolore? Il 29 sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio? Il 30 sul diritto-dovere educativo dei genitori? Il 52 sulla difesa della Patria? Il 54 su disciplina e onore? O il garantismo degli articoli 24, 25 e 27?
La Costituzione protegge anche i non buoni, i non puri, i non presentabili, i non invitabili alla festa dell’Unità. Non appartiene agli antifascisti da salotto. Appartiene anche a chi non sopporta il Pd, a chi vota destra, a chi pensa che il vero pericolo non sia il ritorno del fascismo con gli stivali, ma la marcia del conformismo in sneakers, armocromia e superiorità morale. La Costituzione è nostra perché è di tutti, anche quando parla di nazione. È nostra, insomma, proprio perché non è il programma di Elly Schlein.



