Italian violence
Su Il Tempo - 03/06/2026
I lettori del Corriere della Sera e de La Stampa hanno potuto trascorrere un Due Giugno quietissimo, grati alla nazione soprattutto ove prodiga di ponte, più che colti da un improvviso accesso di patriottismo, faccenda un po’ troppo di destra per una platea così educata e stabilmente alloggiata dalla parte giusta dell’arco parlamentare e della Storia. A meno di non aver aperto per distrazione un non-giornalone – sciagura rara – o di essersi imbattuti in Rete nella notiziaccia, costoro non hanno saputo, se come probabile non si sono accorti del minibox riservato alla questione, che un ventunenne nato in Italia da genitori marocchini e residente in Brianza, quello che quegli stessi giornaloni avrebbero magnificato come «un giovane italiano», è stato fermato con l’accusa di terrorismo internazionale: avrebbe esaltato attentati dell’Isis contro cristiani e Occidente, avrebbe evocato il non-attentato di Modena e, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pronto al martirio – non quello cristiano dei santi dipinti in chiesa: l’altro – per rendere «l’Italia migliore». Miglioria imminente occultata agli acquirenti di copie cartacee o digitali dei due quotidiani, forse per non guastare la sorpresa alla Repubblica mentre ne festeggiavano il compleanno.
La Stampa, in camicia da cerimonia delle grandi occasioni, glorificava «80 anni di libertà» e «L’era della responsabilità»: responsabilmente, ha valutato di relegare la minaccia alla libertà a uno spazio invisibile. Del resto il Corriere disponeva di sole 56 pagine, La Stampa di una quarantina più la cronaca locale.
Pretendere, in una simile carestia di cellulosa e pixel, che si trovasse qualche riga in più per una simile facezia terroristica sarebbe stato barbaro. La foliazione ha le sue vittime. I Paesi immigrazionisti, pure. Quanto al terzo giornalone, la Repubblica (non quella del Due Giugno, l’altra), soltanto un lettore devoto ai riquadrini, spintosi a sfoglio inoltratissimo e a fondo pagina, sarebbe potuto incappare nella vicenda brianzola, subito neutralizzata dal paginone dedicato al ragazzino che in Sicilia ha tentato di accoltellare un professore, bloccato dallo stesso insegnante che ora vorrebbe abbracciarlo: costui, si riferiva, avrebbe in realtà progettato di colpire compagni islamici. Piano perfettamente riuscito: e poiché l’autore è italiano non di seconda generazione e dotato di maglietta nera con slogan fascistissimo «Me ne frego», nessun bisogno di convocare i disagi o i disturbi mentali che negli altri casi arrivano premurosi come assoluzione preventiva.
D’altra parte, è noto: l’emergenza prioritaria sono gli attacchi di non-musulmani contro musulmani o immigrati, vero fenomeno endemico in Europa: ben quattro episodi documentati dal 2014 al 2023 seppur non tutti terroristici, 10 morti e circa 25 feriti, contro le sole 221 azioni islamistico-jihadiste che secondo Start InSight hanno fruttato la miseria di 457 morti e 2.667 feriti. Morti che secondo Fondapol diventano 802 (1.790 includendo la Russia) considerando il periodo 1979-aprile 2024. Ma non si vorrà certo dar retta a queste statistiche ufficiali palesemente razziste e islamofobe. Giammai.
Dunque la discrezione dei giornaloni davanti al trascurabilissimo pericolo islamista è spiegabile, spiegabilissima, giustificata, giustificatissima. Molte testate, del resto, per prassi scelgono di non dare notizia dei suicidi. Ebbene, quello in corso della società occidentale e della sua sottosezione italica può benissimo essere stato rubricato nella categoria delle morti volontarie su cui rispettosamente tacere.





