Dittatori e no
Su Il Tempo - 14/04/2026
Che tripudio incontenibile a sinistra, tra i sedicenti progressisti, tra i sinceri democratici, tra gli editorialisti della stampa presentabile, negli studi televisivi più benemeriti, ai vertici salvifici dell’Unione Europea. Ed è comprensibile, vista la caduta della guida storica e inamovibile di un regime repressivo, feroce, alieno ai più basilari principi di legalità, negatore sistematico di diritti di minoranze e oppositori, nemico dichiarato dei valori occidentali, in combutta con alleati ostili, minaccioso fuori e dentro i propri confini, famigerato anche per aver incarcerato senza motivo qualche innocentissima figura femminile italiana di passaggio. Si sta parlando ovviamente dell’onda lunga del dimissionamento forzoso dell’ayatollah Khamenei. Ah no? Stanno festeggiando per la caduta della dittatura in Ungheria? Ma per l’Iran avevano celebrato, giusto? Ah no? Siamo sicuri? E come mai?
C’è stato quindi anche in terra magiara un raid dei liberatori, unico doloroso metodo possibile per rovesciare uno spietato tiranno. Ah no? Si sono tenute regolari elezioni, e dopo quelle elezioni il tremendo autocrate ha riconosciuto la sconfitta, si è congratulato col vincitore, ha definito chiaro il risultato e si è ritirato in buon ordine? Siamo sicuri? Senza barricarsi, senza sguinzagliare le guardie contro la popolazione traditrice, senza rappresaglie, senza spargimento di sangue, senza neppure un ricorso, un sospetto, una lagna sui brogli? Un dittatore così collaborativo con la propria rimozione? Ma era del mestiere, questo?
La segretaria del Pd Schlein giubila perché «il tempo delle destre è finito» e perché «ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini». Dunque in Ungheria finalmente comanda la sinistra. Era ora. Ah no? Ha vinto il centrodestra, guidato da uno che aveva come mentore l’autocrate sconfitto e che fino a pochissimo tempo fa militava nello stesso suo partito, un nazionalista che parla di patria e praticamente ha lo stesso programma di governo (chiusura totale ai migranti compresa, se non ulteriormente rafforzata, e nessun paradiso in vista sul piano dei diritti Lgbtq+) eccezion fatta per l’apertura a trattare con l’Unione Europea (sul cui presunto beneficio per l’Italia pare presto per iniziare a stappare) e la non tolleranza alla corruzione (come se qualcuno avesse mai preso il potere promettendo corruttele in campagna elettorale)? Ok, ma il secondo partito di liberazione è la sinistra, giusto? Ah no? Il secondo partito è quello mostruoso di destra, quello dell’autocrate? Ma il terzo partito è la sinistra, vero? Un qualche centrosinistra, almeno? Ah no? È l’estrema destra? Va bene, ma il quarto partito? Ah, non c’è? Quindi per Schlein «il tempo delle destre è finito» ma in Parlamento in Ungheria entrano solo il centrodestra, la destra e l’estrema destra e nemmeno un singolo rappresentante di sinistra, di centrosinistra né di centro? Ok.
Pazienza, l’importante è che siano stati sconfitti Meloni, Salvini e Trump. Quindi ora al posto di quei tre governa la sinistra. Che sollievo. Ah no? Ci sono ancora loro? Ma non hanno perso? Beh, «è una battuta d’arresto». E poi Giorgia ha perso «il tocco magico». Ma in che senso? Che c’entra? Non ci hanno capito nulla o stanno provando a prendere tutti per il culo? L’unica consolazione è che nel frattempo resta sempre l’Iran con l’altro Khamenei. Finché dura, finché qualcuno ci crede, finché qualcuno non guasterà la festa alla sinistra dichiarando che il figlio ha fatto la stessa fine del padre.





