Che razza di bianchi
Su Il Tempo - 12/06/2026
L’Occidente, l’Europa, l’Italia hanno un solo, unico, grande problema. Non la propria storia e la propria civiltà minacciate, macché. Non l’accoglienza indiscriminata che ha prodotto uno scenario in cui la convivenza è sempre più impossibile e si moltiplicano episodi di violenza immotivata e fuori controllo, giammai. Non che mentre passeggi per strada uno ti cavi un occhio e tenti di mozzarti la testa, non che un altro ti stacchi le gambe falciandoti con un’auto, non che un altro ancora ti infilzi e poi ti faccia arrestare per «odio» mentre muori, non che un gruppo di studenti aggredisca un professore perché ha osato emettere un blando richiamo, non che una ragazza debba calcolare il tragitto, l’ora, il vagone, la strada, la gonna, il passo per sperare di non essere violata. Giammai. Il problema è uno e uno soltanto: il razzismo dei bianchi, cavalcato dall’estrema destra, fomentato da Elon Musk. Non ci credete? Non siete d’accordo? E chi se ne importa. Non vorrete mica contraddire i media buoni, delegati a sapere al posto vostro?
Da Belfast è giunto il nuovo miracolo della transustanziazione editoriale: entra un coltello brandito da un africano, esce una nuova Utøya collettiva. Entra un sudanese rifugiato che in video massacra un povero uomo del posto colpendolo al volto, alla schiena, agli occhi, al collo, finché alcuni passanti (chiaramente suprematisti bianchi) non lo fermano un attimo prima del fendente definitivo, esce La Stampa con «ostaggi dei razzisti». Entra un malcapitato quasi decapitato, esce La Repubblica con «violenze razziste» e «codardi disgustosi». Entra il sangue, esce Avvenire con «l’incubo della caccia all’immigrato». Entra la lama, esce HuffPost con «gli squadroni di X» e le «manovre dell’estrema destra» e la causa ridotta a «brutta storia di cronaca nera». Entra la realtà, esce Fanpage col fatto scatenante derubricato a «un’aggressione». Entra l’ennesimo scempio, esce Ansa con «molto probabilmente in preda a un raptus». Entra una rabbia sociale dalle cause ben precise, esce il Corriere con «Musk alimenta i disordini».
Naturalmente i roghi e le devastazioni per reazione non sono accettabili, le case incendiate sono crimini, le famiglie straniere terrorizzate senza motivo sono vittime e vanno tutelate. Chi colpisce innocenti per malriposta vendetta non salvaguarda nulla, distrugge. Ma questa ovvietà viene usata come acido per dissolverne un’altra, quella originaria: se basta una scintilla perché una città scoppi, forse l’esplosivo non l’ha fabbricato l’algoritmo di X. Forse l’hanno accumulato anni di accoglienza senza sovranità, di frontiere statali e morali spalancate, di leggi insufficienti o sbagliate, di magistrature indulgenti, di forze dell’ordine depotenziate e sterilizzate, di scuole e istituzioni trasformate in laboratori della resa, di giornali incaricati non di raccontare ma di anestetizzare.
Ansa riferisce che la polizia ha diffuso le immagini di due giovani ripresi durante i disordini e ha chiesto aiuto per identificarli. Quando quei due bianchi fascisti saranno presi, ogni problema potrà dirsi risolto. Così come quando l’Autorità delle Comunicazioni avrà stretto ancora la morsa sui social: «Contro chi fomenta online si è mossa anche l’Ofcom, avvertendo direttamente le piattaforme». Meno male. Occhio non vede, corpo accoltellato non duole.
Il caso Henry Nowak aveva già preparato la miccia: un diciottenne bianco trafitto da un pugnale di ventun centimetri, morente, trattato come sospetto mentre la parola magica pronunciata dal suo accoltellatore sikh, «razzismo», si prendeva più spazio dell’ultima goccia di sangue e dell’ultimo respiro. Quando la fiducia nello Stato si spezza, la strada diventa tribunale. Tribunale pessimo, certo. Ma i pessimi tribunali nascono dove quelli veri hanno smesso di convincere. Certi media invece non deludono. Spiace solo che nessuno abbia ancora avuto il coraggio di titolare come si deve: «Bianco si fa cavare un occhio e quasi decapitare da un rifugiato per distrarre dal razzismo anti-migranti».



